Made in Italy: Italiani all’estero possono fare da ‘acceleratore’

fpFabio Porta, presidente del Comitato italiani nel mondo della Camera, intervenuto al convegno organizzato dal Comitato stesso in collaborazione con Assocamerestero, “Una promozione diversa per un’Italia diversa: il contributo delle comunità all’estero per lo sviluppo dell’impresa dall’Italia al mondo”, ha spiegato che all’interno del processo di globalizzazione per la promozione del made in Italy nel mondo “un ruolo centrale può essere svolto dalle nostre comunità italiane all’estero, con le loro reti di relazioni, che possono costituire una sorta di ‘acceleratore’ dell’Italia nel mondo”.

All’iniziativa di oggi a Montecitorio, oltre a numerosi parlamentari e diversi rappresentanti delle realtà che si occupano oggi di internazionalizzazione come Ice e Simest, ha partecipato anche il sottosegretario agli Esteri Mario Giro.

Un convegno che rappresenta anche il momento finale del 15esimo meeting dei Segretari Generali delle Camere di Commercio Italiane all’estero, una tre giorni nella quale la dirigenza delle 81 realtà che operano in 55 mercati si è confrontata con i principali attori della promozione, istituzionali e non.

Porta, esponente del Partito Democratico ed eletto nella ripartizione estera Sud America, ha continuato il suo intervento sottolineando che “dopo un percorso di consultazione realizzato nel Comitato è sembrato opportuno non solo allargare la platea degli interlocutori, ma anche promuovere un dialogo diretto che possa consentire di acquisire spunti e indicazioni di lavoro su due punti nodali: la ricerca di forme innovative per la promozione del made in Italy e il contributo che in questo possono dare le comunità italiane all’estero”.

“La nostra idea è quella di creare una rete di forum permanenti di comunità italiane” impegnati sia sul versante culturale che economico, “sul modello di quelli che già esistono in alcune aree del mondo come ad esempio in Brasile”, ha aggiunto il deputato, concludente: “sarebbe davvero singolare che nel momento in cui altri Paesi che rappresentano per noi un benchmark come la Germania valorizzano la propria rete di Camere di Commercio estere, il nostro Paese non le valorizzasse in maniera adeguata”.