Intervista presidente Porta alla rivista Comunità Italiana

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INTERVISTA alla rivista “COMUNITA’ ITALIANA” – Servizi consolari, lavoro parlamentare, relazioni bilaterali, impegni presi e progetti futuri – (a cura di Stefania Pelusi)

La Circoscrizione América Meridionale é una regione molto ampia; nei suoi viaggi durante il suo mandato lei ha avuto la opportunità di conoscere da vicino la collettività italiana. Come la descriverebbe e quali sono le sue rivendicazioni?

La comunità italiana del Sudamerica è la più grande del mondo: oltre sessanta milioni di italo-discendenti, un’altra Italia fuori dall’Italia ! Per me è un grande onore rappresentarla in Parlamento, ma anche una grande responsabilità. In questi anni ho viaggiato in tutti questi Paesi e con tutte le comunità italiane ho mantenuto un rapporto costante, fatto di conoscenza reciproca e grande rispetto per le rivendicazioni di ognuna di esse. Credo che la prima vera e grande rivendicazione di questa collettività è quella di essere riconosciuta e valorizzata; in questi Paesi la presenza italiana non è solo rilevante quantitativamente ma costituisce un nostro punto di forza in tutti i settori: economia, politica, società e cultura. Questi italiani chiedono di essere rispettati, a partire dai servizi a loro destinati, e quindi dal funzionamento dei consolati. All’Italia si chiede più presenza, in tutti i settori: sostegno alle camere di commercio, al sistema di rappresentanza, alla stampa italiana prodotta in loco e agli scambi culturali, giovanili e universitari e tra le piccole e medie imprese. Infine una grande attenzione alla nuova emigrazione, considerando che sempre più italiani sono arrivati inn questi anni in Sudamerica, soprattutto in Argentina e Brasile.

Tra le difficoltà riferite dagli italiani in Sudamerica ci sono la situazione dei servizi consolari, le prenotazioni on-line, l’emissione dei passaporti e il riconoscimento della cittadinanza. Parallelamente la rete consolare all’estero soffre la carenza di personale e di risorse. Cosa potrebbe essere fatto per migliorare i servizi?

L’Italia deve investire di più nella sua politica estera e nella sua rete consolare nel mondo; dopo anni di tagli stiamo finalmente riprendendo a farlo e in Sudamerica sono riuscito a impedire in questi anni chiusure di consolati in Argentina, Brasile e Venezuela. Adesso si deve fare di più; vanno destinate maggiori risorse ai servizi agli italiani all’estero, anche perchè questo investimento si tradurrà poi in vantaggi, non solo per l’immagine complessiva del nostro Paese nel mondo ma per ilmiglioramento e il rafforzamento dei rapporti con gli italiani e i loro discendenti. Vanno individuate nuove risorse e non dobbiamo limitarci soltano a chiedere senza individuare soluzioni convcrete. E’ quello che ho cercato di fare in questi anni, riuscendo a convincere per la prima volta nella storia d’Italia il nostro governo a restituire ai consolati (e quindi alle nostre comunità all’estero) le risorse che proprio grazie a queste grandi collettività i consolati incassano ogni giorno. Un “circolo virtuoso”, quindi, che migliorerà considerevolmente nei prossimi anni i servizi ai cittadini grazie alle risorse che invece di tornare in Italia rimarranno presso gli etsssi consolati: è questa l’unica soluzione concreta per offrire migliori servizi consolari, e in questo senso stiamo lavorando in Parlamento grazie a proposte che posso rivendicare con grande orgoglio.

La legislatura sta completando il suo ciclo. Ci potrebbe fare un bilancio del suo mandato? Quali le iniziative che ha promosso? C’è qualcosa che non è riuscito a realizzare?

Nel programma che ho presentato ai miei elettori mi impegnavo a lavorare su questi temi: Cittadinanza e servizi consolari; “difensore civico”; giovani, lingua e cultura, “storia dell’emigrazione” nelle scuole e maggiore cooperazione economica tra Italia e Sudamerica. In tutti questi settori posso dire di avere prodotto risoltati importanti e concreti, in alcuni casi già risolutivi, in altri in corso di realizzazione (come nel caso del miglioramento dei servizi consolari e per l’introduzione nelle scuole dell’insegnamento delle migrazioni). Su quasi tutti questi impegni sono stati approvati in questi anni emendamenti a mia firma e alcune leggi specifiche saranno in calendario nelle prossime settimane. Ho lavorato moltissimo con la rete delle Camere di Commercio italiane nel mondo, e grazie a questo lavoro abbiamo per la prima volta ripreso a investire in questo settore. Anche la presenza del governo italiano in Sudamerica, mai così presente come nei due anni della Presidenza di Matteo Renzi, è un risultato di questa inversione di tendenza; l’America Latina è tornata ad essere una priorità nell’agenda del governo italiano, e questo soprattutto grazie al lavoro sviluppato in Parlamento con il sostegno e in raccordo con le nostre grandi collettività. Anche il Venezuela, Paese del quale mi sono occupato come nessun altro parlamentare in questi anni, è stato seguito in questi anni di crisi con una attenzione e risultati concreti relativamente ai problemi dei nostri connazionali; gli italiani di quel Paese conoscono bene il mio lavoro e sono i migliori testimoni di questo grande sforzo.

Il Brasile sta vivendo un momento di crisi, lei ritiene che questo possa influire sulle relazioni con l’Italia? Come vede le attuali relazioni tra i due paesi? Qual’é l’area o il settore dovee si potrebbero intensificare i rapporti?

Le relazioni dell’Italia con il Brasile, un Paese dove vivono oltre trenta milioni di italo-discendenti, non potranno mai dipendere dall’andamento delle rispettive economie, nè dalle rispettive crisi politiche o istituzionali. Sono Paesi destinati ad un rapporto fraterno, in virtù del sangue italiano che scorre nelle vene di almeno un brasiliano su cinque e dell’enorme influenza che l’Italia ha esercitato e continua ad esercitare in tutti i livelli della vita dei brasiliani. Sul momento di difficoltà e di crisi che attraversa il Brasile di oggi, mi piace citare le parole di una persona alla quale ero molto legato, Edoardo Pollastri (ex senatore e Presidente della Camera di Commercio italo-brasiliana di San Paolo): “Il Brasile è come un treno che in questo momento sta rallentando, quasi fermandosi… Ecco, forse questo è il momento migliore per salire su questo treno; certamente arriverà presto il momento in cui il treno riprenderà a correre, e allora saranno stati fortunati coloro che sono saliti in tempo…”. Il Brasile è un grande Paese, il prossimo anno ci saranno anche qui elezioni politiche generali e finalmente il popolo potrà esprimersi per eleggere un nuovo Parlamento ed un Presidente della Repubblica che dovranno essere in ngrado a rispondere in maniera adeguata alla più grande crisi economica, politica ed istituzionale dall’inizio del nuovo secolo. Io e l’Italia facciamo il tifo per il Brasile; sappiamo che in Brasile esistono risorse umane e materiali e tutte le conoscenze le competenze per uscire da questo difficile momento. Ho moglie e figlie brasiliane; anche per questo non posso che essere fiducioso e ottimista. Credo in questo grande Paese; ci hanno creduto nei secoli milioni di italiani e non hanno fatto male e farlo…

La “tassa della cittadinanza” che prevede il pagamento di 300 euro per coloro che richiedono la cittadinanza italiana è stata criticata da una parte della comunitò ítalo-brasiliana, visto che il 30% di queste risorse – destinate a migliorare i servizi consolari – ancora non è stato trasferito ai consolati dal Ministero italiano della Economia. Lei pensa che questo intervento possa risolvere il problema dei lunghi tempi di attesa per il riconoscimento della cittadinanza italiana?

La comunità italiana all’estero non è contraria a collaborare economicamente alla soluzione dei problemi consolari e alla soluzione del problema della lunga “fila della cittadinanza”; la nostra collettività reclama, giustamente, la destinazione di queste risorse ai consolati e chiede quindi l’eliminazione delle lunghe attese. E’ esattamente quello che stiamo cercando di fare; lo sta facendo il governo grazie ad un mio emendamento approvato dal Parlamento su indicazione del gruppo del Partito Democratico. Nelle prossime settimane, finalmente, i consolati riveveranno la prima tranche di queste risorse; il mio emendamento prevede una copertura economica di 4 milioni di euro (quasi 15 milioni di Reais !) e obbliga i Consolati a utilizzare questi fondi per contrattare personale locale dedicato unicamente alla trattazione delle domande di cittadinanza in attesa. Risolveremo il problema ? Io credo di sì, se i soldi arriveranno presto e se i Consoli lavoreranno non solo per contrattare questo personale ma anche per organizzare bene il lavoro di tutto il Consolato in questo senso. Sono certo che lo faranno e tutto il sistema di rappresentanza (dai Comites, al Cgie, ai parlamentari) seguiranno da vicino questo lavoro. Sto già lavorando per semplificare e accelerare le procedure per i fondi del 2018; dobbiamo aumentare con queste risorse anche il personale di ruolo, il personale locale con contratto a tempi indeterminato e e non solo i cosiddetti “digitatori”. Dobbiamo poi evitare che i soldi partano dai consolati per arrivare a Roma e poi… tornino nuovamente ai consolati; una perdita di tempo e di risorse inutile. Tutte cose possibili e sui cui sto già lavorando. Ovviamente tutto funzionerà se l’Italia si convincerà finalmente del fatto che investire in questi nuovi cittadini (non solo sui “nuovi passaporti” ma su lingua, cultura e partecipazione) vorrà dire guadagnare in competitività internazionale, migliorando la nostra immagine nel mondo.

Ad aprile il MAIE ha mobilitato i cittadini italiani e gli italo-discendenti per protestare davanti ai consolati de diverse città della América Latina. Altre simili manifestazioni verranno organizzate tanche da altri movimenti. Como considera queste iniziative?

• Tutte le forme di partecipazione democratica, anche le manifestazioni, sono benvenute perchè esprimono la volontà dei nostri connazionali e dei loro discendenti di essere parte attiva nella soluzione dei problemi che li riguardano. Quando anni fa si cercò di organizzare una prima menifestazione per chiedere migliori servizi consolari mi dichiarai subito disponibile a collaborare. Dirò di più: grazie alla “petizione on-line” promossa dai cittadini italiani del Brasile e del Sudamerica, sostenuta da Comites e Cgie e sottoscritta da migliaia di persone, siamo riusciti a fare una giusta pressione sul governo affinchè destinasse risorse importanti ai consolati per la fine della “fila della cittadinanza”; ero presente quando questa petizione è stata consegnata a Rio de Janeiro lo scorso anno nelle mani di Matteo Renzi, all’epoca Presidente del Consiglio dei Ministri. Vedo che queste manifestazioni continuano e che chiedono le stesse cose sulle quali sto lavorando in Parlamento con i miei colleghi eletti all’estero, a partire da quelli del PD. Se tutti remiamo nella stessa direzione, quindi, sarà più facile che le soluzioni arrivino presto. Io ho solo criticato il fatto che qualche movimento politico volesse strumentalizzare queste manifestazioni, lanciando candidati alle elezioni e promuovendo questi eventi soltanto a pochi mesi dalle prossime elezioni. Tutto qui; per il resto, ripeto, sono a favore di più partecipazione. A condizione che insieme alla rivendicazione dei diritti ci sia una seria assunzione dei doveri; essere parte di una comunità, acquisire una cittadinanza, significa infatti adempiere a importanti compiti di carattere civico e anche essere pienamente consapevoli del significato di questa scelta così importante e delicata.

Lei è stato eletto deputato nel 2008 e rieletto nel 2013. Cosa ci può dire di questa sua esperienza?

Un’esperienza unica, entusiasmante e irripetibile; ma anche difficile e impegnativa. Piena di sodddisfazioni, ma anche di sacrifici. L’esperienza del 2008 è stata importantissima; nel corso della mia prima legislatura ho acquisito competenze ed esperienze che si sono poi rivelate fondamentali. Nel corso di questa legislatura, anche grazie ai governi guidati dal Partito Democratico, ho potuto mettere a frutto il bagaglio accumulato nel corso del lavoro fatto tra il 2008 e il 2013; sono stato molto orgoglioso per essere arrivato ad essere il terzo parlamentare più produttivo in Italia ! Un successo del quale vado fiero, perchè so che va condiviso con chi mi ha sostenuto in questi anni, con le collettività italiane del Sudamerica in primo luogo. Un risultato che ha premiato non solo la mia “presenza” in Parlamento ma anche la “produttività”, cioè la qualità e l’intensità del mio lavoro. Come dico sempre a chi mi critica o a chi vuole conoscere meglio il lavoro parlamentare, o semplicemente a chi esige di più da chi è stato eletto, è importantissimo conoscere il lavoro di ogni parlamentare, soprattutto dopo la sua elezione. Credo di avere fatto un buon lavoro, anche perchè al grande lavoro alla Camera dei Deputati ho potuto associare una costante presenza sul territorio, non solo in Brasile ma in tutti i Paesi del continente.

Quali sarannno i suoi prossimi progetti ?

Tanti sono i progetti; non potrebbe essere altrimenti, considerando la grandezza della presenza italiana all’estero e le enormi potenzialità per l’italia che da essa derivano. Per adesso voglio citarne solo alcuni. Voglio intensificare un lavoro iniziato alcuni anni fa con Piero Bassetti, l’autore del libro-manifesti “ITALICI !”; si tratta di un progetto che si rivolge ad oltre di 200 milioni di italici (tanti sono nel mondo le persone legate all’Italia per qualche motivo, interesse o vincolo di sangue). Un progetto che potrà divenire la prossima grande frontiera della presenza italiana nel mondo, traducendosi in uno straordinario fattore di crescita e di sviluppo per l’Italia se il nostro Paese avrà il coraggio e la lungimiranza di investire in questo senso. Vorrei poi dare vita ad un grande progetto di scambio permanente tra le famiglie italiane del Sudamerica e le famiglie italiane; un altro grande progetto che prevede lo scambio scolastico (permettere ai giovani di stuidiare in Italia un anno o agli italiani di farlo in Sudamerica) ma anche una riscoperta dei luoghi di origine dei nostri emigrati, con il sostegno delle amministrazioni locali italiane e sudamericane. Infine i servizi consolari; non solo più risorse ma anche un nuovo modo di assistere i nostri connazionali all’estero, anche grazie all’utilizzo migliore delle nuove tecnologie. Non entro in dettagli, ma credo che una delle prime cose da cambiare sarà il cosiddetto sistema elettronico di “agendamento”, che oggi non permette di prenotare un appuntamento in Consolato e che viene invece utilizzato da agenzie di servizi e approfittatori opportunisti, che addirittura “vendono” appuntamenti on-line. Una vera vergogna da eliminare !

Sta già considerando la possibilità di una nuova candidatura como deputado per le prossime elezioni italiane?

Una candidatura non nasce da una decisione personale; non è nemmeno possibile candidarsi al Parlamento italiano per vanità personale o solo per vedere il proprio nome scritto su una lista elettorale. Dico questo perchè vedo ogni giorno il nascere di candidature “fai da te”; a volte non si sa nemmeno con quale partito e per cosa ci si candida. La mia cultura e la mia storia personale vanno in un’altra direzione; la politica ha senso se è il frutto di esperienze associative, se il tuo impegno è espressione di un gruppo e non di una ambizione personale. A San Paolo, in Brasile e in Sudamerica ho sempre lavorato a nome di un “gruppo”: così è nata la mia candidatura al Comites e poi al Parlamento; così lavora il Partito Democratico all’estero e sono orgoglioso del lavoro fatto proprio perchè so che è il lavoro di una equipe, di una sqadra più grande di me, della quale io sono solo il rappresentate alla Camera dei Deputati. Nel 2008 ho ottento 16 mila voti; nel 2013 ho sottoposto il bilancio del mio operato egli elettori: il risultato è stato il raddoppio dei miei consensi, 30 mila voti.
E’ solo questo consenso ad orientarmi e, visto che il mio partito prevede la possibilità di svolgere tre mandati in Parlamento, sono disponibile a candidarmi per un terzo mandato. Sono certo che, se gli elettori mi confermeranno fiducia e aspettative e se – come spero – il Partito Democratico si confermerà il più grande partito italiano, la prossima esperienza in Parlamento potrà diventare ancora più produttiva, magari con respondabilità ancora più grandi, in grado di incidere direttamente nell’attività del governo e quindi nella soluzione dei proiblemi dei nostri connazionali all’estero. Lo farò, se sarò sostenuto da chi ha creduto in me fino ad oggi, nell’interesse dell’italia e degli italiani nel mondo!

 

Testo integrale in lingua portoghese:

“Trabalho para abrir as portas à comunidade”
Deputado Fabio Porta conversa com Comunità sobre as reivindicações da maior comunidade de italianos no exterior e sobre as relações entre os dois países

Em quase dez anos representando os italianos no exterior no Parlamento italiano, o deputado do Partido Democrático (PD), Fabio Porta, tem a oportunidade de conhecer de perto e profundamente a numerosa comunidade italiana na América do Sul.

— É a maior do mundo: mais de 60 milhões de ítalo-descendentes, outra Itália fora da Itália! Para mim é uma grande honra representá-la no Parlamento e também uma grande responsabilidade — afirma à Comunità o deputado italiano, eleito em 2008 com 16 mil votos e reeleito em 2013 com o dobro da votação.

De acordo com ele, a principal reivindicação da coletividade é ser reconhecida e valorizada, pois a presença italiana constitui um ponto de força em todos os setores.

— Os italianos querem ser respeitados, começando com os serviços a eles destinados e, portanto, o funcionamento dos consulados. Pedem uma presença maior da Itália em todos os setores: apoio às Câmaras de Comércio, ao sistema de representação, à imprensa italiana produzida localmente e aos intercâmbios culturais e universitários, e entre as pequenas e médias empresas. Além de mais atenção à nova emigração, considerando que mais italianos chegaram à América do Sul, principalmente na Argentina e no Brasil — explica o parlamentar siciliano.

Porta concorda com as reivindicações da coletividade italiana, pois a Itália deveria investir mais em sua política externa e na sua rede consular no mundo, mas também acredita que, após anos de corte, finalmente foram retomados os investimentos; embora devam ser destinados mais recursos aos serviços para os italianos no exterior.

— É preciso identificar novos recursos. Não devemos limitar-nos apenas a pedir sem encontrar soluções concretas. É o que tentei fazer nesses anos, quando consegui convencer o nosso governo a devolver aos consulados e, consequentemente, às nossas comunidades no exterior, os recursos que, graças a essas grandes coletividades, os consulados ganham diariamente — destaca o deputado, que define esse procedimento como um “círculo virtuoso”.

Porta apresentou uma emenda que foi aprovada e introduzida na lei orçamentária para 2017, a qual prevê a reversão de 30% dos recursos obtidos com a chamada “taxa da cidadania”. A taxa consiste em 300 euros, pagos por quem solicita a cidadania italiana, destinada à melhoria dos serviços consulares.

Os recursos destinados aos Consulados ainda não foram disponibilizados, mas o deputado garante que, nas próximas semanas, os órgãos diplomáticos receberão a primeira parcela dos recursos. De acordo com ele, a sua emenda prevê uma cobertura econômica de quase 15 milhões de reais e obriga os Consulados a utilizá-los para contratar pessoal local dedicado exclusivamente aos pedidos pendentes. O deputado acredita que essa medida possa resolver o problema das longas filas e diz que já está trabalhando para simplificar e acelerar os procedimentos e evitar que o dinheiro arrecadado vá para Roma e depois volte aos consulados, em um “desperdício de tempo e de recursos inúteis”.

— Obviamente tudo funcionará se a Itália finalmente se convencer que investir nesses novos cidadãos, não apenas em passaportes novos, mas na língua, cultura e participação, significa ganhar competitividade internacional, melhorando nossa imagem no mundo — avalia Porta, que também é presidente do Comitê Permanente para os Italianos no Mundo.

Sobre a mobilização organizada por outros partidos ou movimentos para protestar diante dos órgãos diplomáticos, o parlamentar afirma que todas as formas de participação democrática são bem-vindas, pois expressam a vontade dos cidadãos de serem parte ativa na resolução dos problemas que os afetam.

— Quando, alguns anos atrás, se tentou organizar uma primeira manifestação para pedir melhorias nos serviços consulares, eu declarei imediatamente a minha disponibilidade para colaborar. Vejo que estas manifestações continuam e que pedem as mesmas coisas sobre as quais estou trabalhando no Parlamento com os meus colegas eleitos no exterior. Se todos remarmos na mesma direção, será mais fácil chegar a uma solução — comenta o deputado, que criticou alguns movimentos políticos por promoverem tais mobilizações meses antes das próximas eleições.

Porta é favorável a uma maior participação, desde que, junto à reivindicação dos direitos, exista um sério cumprimento dos deveres.

— Adquirir uma cidadania significa cumprir importantes deveres cívicos e também estar plenamente conscientes do significado dessa escolha tão importante e delicada — resume o político italiano.

Segundo o deputado, a relação entre Brasil e Itália não depende de crises políticas nem da economia
De acordo com o parlamentar, a América Latina voltou a ser uma prioridade na agenda do governo italiano, principalmente durante os três anos do primeiro-ministro italiano Matteo Renzi (PD), graças ao trabalho desenvolvido no Parlamento com o apoio das grandes coletividades. No que diz respeito às relações entre a Itália e o Brasil, Porta ressalta que nunca vão depender do desempenho das respectivas economias nem de crises políticas ou institucionais.

— São países destinados a uma relação fraterna, em virtude do sangue italiano que flui nas veias de pelo menos um a cada cinco brasileiros e à enorme influência que a Itália exerceu e continua a exercer em todos os níveis da vida brasileira — comenta o político formado em sociologia econômica.

Apesar das dificuldades que está atravessando, Porta acredita que o Brasil é um grande país e que, em 2018, “com as eleições políticas gerais finalmente o povo poderá se expressar para eleger um novo Parlamento e um presidente da República que terão de responder adequadamente à maior crise econômica, política e institucional desde o início do novo século”.

— Eu e a Itália torcemos pelo Brasil. Sabemos que o país possui recursos humanos e materiais, além de todos os conhecimentos e habilidades para sair desse momento difícil — opina Porta, residente em São Paulo desde 1998.

Entre os seus projetos, intercâmbio entre as famílias na Itália e na América Latina
Há quase uma década ocupando uma cadeira na Câmara dos Deputados, o parlamentar diz que tem sido uma experiência única e emocionante, mas também difícil e desafiadora, repleta de satisfações e sacrifícios.

— Nesta legislatura, graças aos governos liderados pelo PD, pude colocar em pratica a bagagem acumulada durante o trabalho realizado entre 2008 e 2013. Fiquei muito orgulhoso de ser o terceiro parlamentar mais produtivo na Itália — relata Porta ao referir-se sobre o dossier da produtividade no Parlamento realizado pelo observatório cívico Openpolis, que analisou o trabalho de todos os deputados italianos.

Entre os seus próximos projetos, o deputado quer intensificar o trabalho iniciado há alguns anos com Piero Bassetti, o autor do livro Italici!, um projeto destinado a mais de 200 milhões de italici, ou seja, às pessoas ligadas à Itália por alguma razão, interesse ou vínculo familiar. Além disso, o parlamentar gostaria de dar vida a um intercâmbio permanente entre as famílias italianas da América do Sul e àquelas residentes no Belpaese. Outro projeto é o intercâmbio escolar, para permitir aos jovens sul-americanos de estudar na Itália e vice-versa, mas também uma redescoberta dos locais de origem dos nossos emigrantes, com o apoio das administrações italianas e sul-americanas.

Porta cita ainda um projeto sobre a melhoria dos serviços consulares através de um uso melhor das novas tecnologias.

— Não entro em detalhes, mas uma das primeiras coisas que devem mudar é o sistema eletrônico do agendamento, que hoje não permite marcar um serviço no Consulado e que, em vez disso, é usado por agências de serviços e aproveitadores que até vendem as vagas online. Uma verdadeira vergonha a ser eliminada! — critica Porta.

Em relação às próximas eleições italianas, o deputado não descarta a possibilidade de repetir a experiência no Parlamento, em Roma.

— A política só tem sentido se for fruto de experiências associativas, se o desempenho é a expressão de um grupo e não de uma ambição pessoal. Em São Paulo, no Brasil e na América do Sul, sempre trabalhei em nome de um grupo, e assim nasceu a minha candidatura ao Comites e depois ao Parlamento — finaliza.