On. Fabio Porta

I 50 anni dell’IILA

La ricorrenza del cinquantenario è la giusta occasione per il rilancio di questo istituto e delle relazioni dell’Italia con l’America Latina.

Il 2016, iniziato per l’Italia all’insegna di un inedito protagonismo a livello internazionale (soprattutto europeo) potrebbe essere un anno di svolta per il rapporto del nostro Paese con il continente sudamericano, un rapporto storico e profondo mai purtroppo valorizzato in forma adeguata e proporzionale alla grande presenza italiana nella regione.

Cinquanta anni fa, con una straordinaria quanto lungimirante intuizione, l’allora Ministro degli Esteri Amintore Fanfani fu l’artefice della nascita dell’IILA, l’Istituto italo-latinoamericano; uno strumento unico nel suo genere anche in Europa che, come spesso avviene in Italia, non ha goduto negli anni a seguire del sostegno e del successo che un progetto così ambizioso avrebbe meritato.
La ricorrenza del cinquantenario, forse, sarà la giusta occasione per il rilancio di questo istituto e, di conseguenza, delle relazioni dell’Italia con l’America Latina.

Non a caso si è tenuta proprio a Roma all’inizio di quest’anno la conferenza internazionale dal titolo “EU Relations with Latin America: from Social Resilience to Global Governance” organizzata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dall’Istituto Affari Internazionali (IAI), con il contributo del Barcelona Centre for International Affairs (CIDOB) e dell’Istituto Italo-Latino Americano (IILA).

Proprio in questa occasione l’Alto Rappresentante per la politica estera e la sicurezza dell’Unione Europea, l’italiana Federica Mogherini, ha voluto tracciare nel suo discorso di chiusura dell’evento le linee-guida della politica europea per i prossimi anni relativamente al rapporto con l’America Latina, una regione del mondo lontana dalle principali aree di crisi internazionale e fortemente legata al continente europeo grazie a vincoli storici, culturali ed economici.

Per l’Italia, che ha ospitato questo importante appuntamento, si è trattato di una ulteriore tappa verso la costruzione di una politica permanente e organica di cooperazione con l’America Latina; nel corso di questi decenni, infatti, alla nascita dell’IILA hanno fatto seguito le sette conferenze governative Italia-America Latina ed il Primo Forum parlamentare Italia-America Latina (svoltosi, quest’ultimo, a Roma nel mese di ottobre dello scorso anno).

I cinquanta anni dalla fondazione dell’IILA, un’organismo multilaterale riconosciuto dall’ONU gestito collegialmente dall’Italia insieme ai venti Paesi latino-americani, possono quindi essere la nostra grande opportunità per una vera e propria riforma di questo Istituto, orientata al consolidamento ed al rafforzamento della sua originalissima ‘mission’ e ad un suo coordinamento organico con le conferenze governative e parlamentari. L’IILA potrebbe così diventare qualcosa di più di un segretariato permanente addetto alle relazioni italo-latinoamericane; uno strumento formidabile e innovativo di promozione culturale, economica e istituzionale.

A marzo, in Messico, si realizzerà il secondo Forum delle piccole e medie imprese italo-latinoamericane, a conferma della grande complementarietà delle matrici socio-economiche italiane e latinoamericane; a dare forza e supporto permanente a tali politiche è anche la grandissima e capillare presenza in Sudamerica delle collettività italiane, radicate in quasi tutti i Paesi dell’area in maniera massiccia e incisiva, in quantità e qualità potremmo dire.

Valorizzare tali radici in chiave strategica e nel quadro di una collaborazione stabile e strutturata tra il nostro Paese e i venti Paesi del continente latino-americano darebbe alle prospettive di sviluppo dell’Italia nei prossimi anni un ulteriore elemento di forza e dinamicità.

Siamo certi che tutte le istituzioni del nostro Paese, a partire dal governo e dal suo Presidente Matteo Renzi, sapranno fare tesoro di questi stimoli per far sì che una semplice ricorrenza si trasformi in un momento di rilancio della presenza italiana nel mondo.

Secondo l’economista certamente la situazione è difficile. Tuttavia, descriverla come una “tempesta perfetta” è esagerato. “Il Brasile non è vulnerabile allo stesso modo che è stato in passato. La situazione brasiliana non è paragonabile a quella dei paesi europei negli ultimi anni. Certo, non aiuta avere una crisi politica nel bel mezzo di tutto questo, ma il debito del paese non è critico, e il settore privato non sembra così esposto alla svalutazione del real. La crisi brasiliana è gestibile”…e segue Patuano: “Andremo sia in Argentina che in Brasile nei prossimi giorni ed avremo degli incontri di business e istituzionali. Sono 20 anni che investiamo in Brasile ed abbiamo beneficiato della loro economia in momenti in cui c`è stata una situazione macroeconomica positiva. Non c`è da spaventarsi se siamo in un momento ciclico diverso dal recente passato”.